a cura di Silvana Caluori

Punto centrale di riferimento per ogni percorso formativo, il laboratorio si fonda sullo stile di ricerca promosso in questa scuola attraverso il concetto di “rappresentazione”; prevede lo scambio continuo fra teoria critica e confronti su situazioni cliniche, e mira alla formazione umana prima ancora che tecnica, a partire dall’ascolto di ciò che si attiva nel soggetto che, a qualunque titolo, si accosti al disagio nelle sue tante e diverse forme.
E’ una proposta che sorge dalla stessa tradizione di psicoanalisi “laica” (cioè non compromessa con altre concezioni della cura) che la nostra scelta formativa condivide e sostiene: esperienza di “laboratorio” appunto, come unico possibile banco di lavoro, costante e approfondito nel tempo, per chi non si accontenti di coperture tecniche ma desideri esporsi alle prove del transfert e dell’inconscio.
Il Laboratorio è un’esperienza di formazione permanente per tutti coloro che a vario titolo si trovino esposti in relazioni d’aiuto, di ascolto, cliniche, educative. In primo luogo, per chi è impegnato in un percorso di formazione analitica.
Ma è anche il luogo privilegiato per l’accoglimento della problematica che chi opera in campo psicoterapeutico, sociale, educativo, o medico si trova ad affrontare, quale che sia la diversa specializzazione o il settore lavorativo.
Infatti, se a livello scientifico e “tecnico” esistono specifiche differenze nell’operare nei diversi campi, medesima è invece la questione che ogni essere umano, nel suo porsi in ascolto del disagio, si trova ad incontrare. Le sue varianti soggettive si esprimono di volta in volta in quei punti di sofferenza e di impasse che generano le potenti difese che ostacolano l’ascolto, di sé e dell’altro: rimozione, negazione, intellettualizzazione, collusione o coinvolgimento confusivo, sostituirsi all’altro, tendenza a fornire presunte “giuste” soluzioni, cecità sul punto di sofferenza, ecc.
La difficoltà è spesso incrementata da una certa diffusa concezione della terapia che, importando nel nostro campo un paradigma pseudo-medicalistico, mantiene il soggetto in una prospettiva rovesciata, come quando l’aiuto è confuso con il dover fare o dire qualcosa di risolutivo per l’altro.
Ma nel campo psichico non c’è niente che si possa o si debba fare per (al posto di) un altro, e la richiesta di cura (al di là del tipo di disagio o del settore nei quali si esplica) può essere, su un piano più profondo, corrisposta solo a livello di un “prendersi cura” della domanda implicita nel disagio stesso. Che in ultima analisi è il creare le condizioni che permettano all’altro di prendersi cura, più autenticamente, della propria questione umana, di regola mascherata nella richiesta di risposte o rimedi all’“esperto”.
Ritrovare un tale orientamento nella cura passa, dunque, per un duplice piano formativo: “saperci fare” in rapporto al transfert (il che implica un saperci fare a livello del contro-transfert) e sensibilizzarsi alla conoscenza dei linguaggi del sintomo e delle simbologie che tessono il discorso umano.
A tal fine il percorso di formazione alterna la riflessione teorico-critica alla presentazione di casi o esempi di situazioni cliniche, per una partecipazione interattiva dei frequentanti.
Il Laboratorio di Formazione Permanente è parte integrante del “Progetto di Formazione Gradiva”, che prevede l’iscrizione ad una serie di attività formative: il Laboratorio di lettura e pratica psicoanalitica, il Laboratorio della sabbia, i Gruppi di ricerca.
E’ possibile anche iscriversi al solo Laboratorio indipendentemente dal suddetto progetto.
Il Laboratorio (LFP) è una delle strutture aperte alla partecipazione dei tirocinanti laureati in psicologia all’Università di Firenze e Padova e degli specializzandi di Scuole di formazione in psicoterapia.

 

Per informazioni, costi e iscrizioni:
Istituto Gradiva, (055287206)
info@istitutogradiva.it,
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Silvana Caluori, (055210691 / silvanacaluori@istitutogradiva.it