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formazione
TEORIA
La divisione La scuola, fondata nel 1986 da un gruppo di psicoanalisti sulla scorta di esperienze che datano anteriormente, si riconosce in una teoria critica della psicoanalisi, intesa come ricerca e confronto epistemico con i suoi fondamenti di pensiero. Più in specifico, l’orientamento di ricerca promosso dalla scuola sviluppa come centrale il concetto di rappresentazione, a un doppio livello: come articolazione di complessità della realtà psichica, che è ciò con cui abbiamo a che fare nel transfert e nella domanda d’analisi, e come rapporto critico con le teorie, concepite come momenti di pensabilità (“rappresentazioni”) dello psichico, di per sé realtà non oggettivabile né riducibile ad una psicologia dell’io.
RAPPORTI
La scuola ha intrattenuto nel tempo rapporti, diretti o indiretti, con diverse realtà dell’area di psicoanalisi laica, in particolare scuole e associazioni derivate dall’insegnamento di J. Lacan in Italia.
E’ inoltre vivo uno scambio di esperienze, tramite suoi membri, con l’insegnamento universitario, presso la Facoltà di Psicologia di Firenze.
La scuola, tramite l’associazione parallela Gradiva – Istituto per la ricerca in psicoanalisi, svolge anche attività formativa allargata per Enti pubblici e privati (Provincia, Regione, Scuola, ASL, ecc.), come formazione all’ascolto nei campi sociale, dell’aiuto, scolastico e sanitario, in Toscana e in altre Regioni.
PRATICA
Un presupposto essenziale è che l’aspirante (l’allievo) entri nel percorso formativo solo quando, a seguito del processo di analisi personale, il desiderio di praticare analisi con terzi si dimostri supportato da spirito di ricerca, scambio e motivata partecipazione alle attività in tal senso promosse dalla scuola. L’analisi personale non è mai “didattica” in partenza, perché il desiderio stesso di diventare analista è il sintomo da mettere a torsione nel corso dell’analisi stessa. L’analisi è anche il percorso formatiSvo essenziale, come esperienza del transfert e dell’inconscio, e come pratica di laboratorio che a posteriori costituirà la base insostituibile del successivo percorso di formazione. Quest’ultimo, in senso più specifico, si inaugurerà con la domanda di formazione, che aprirà all’aspirante il percorso didattico e supervisionale, su due piani: con un membro didatta dell’associazione, come percorso individuale, e tramite la partecipazione attiva ai gruppi, ai seminari e ad ogni attività di volta in volta promossa a fini formativi.
Il punto di riferimento centrale è costituito dal seminario permanente di Clinica e teoria della clinica, curato dalla Prof. Silvana Caluori (Presidente dell’associazione e Docente di Psicologia Dinamica e di Psicologia delle Relazioni Familiari presso la Facoltà di Psicologia di Firenze), ove ogni partecipante ha la possibilità di approfondire aspetti clinici e questioni teorico-critiche, esponendosi in prima persona.
L’allievo ha la facoltà, ad un certo punto del suo percorso, di chiedere l’iscrizione come membro della associazione, discutendo pubblicamente almeno un caso clinico e sulla base del livello di partecipazione e di esposizione personale nelle suddette attività promosse dalla scuola.
E’ sostanziale l’idea che la qualità della formazione si maturi e si arricchisca nello scambio e nell’esporsi del soggetto al confronto, secondo il criterio di una formazione permanente.
CARTA PROGRAMMATICA
Nell’ambito di un rilancio della proposta formativa in rapporto alle attuali e diverse declinazioni della domanda, è stata proposta e approvata, in data 30 gennaio 2008, la Carta programmatica per il “Progetto formativo Gradiva” - Progetto per una scuola di formazione in psicoanalisi laica.
Il progetto si struttura in due rami: per aspiranti analisti e per interessati alla formazione personale e all’ascolto nel campo dell’aiuto.
Luoghi della formazione

Seminario di formazione permanente
Laboratorio di formazione permanente

Da: Silvana Caluori, Nota di commento al testo, in: Sebastiano A. Tilli, Al di là del principio di guarire. Riflessioni sulla cura, la psicoanalisi, la formazione analitica.
(Edizioni ETS, ottobre 2001)
[…] la scommessa che qui si cerca di mantenere al suo profilo più alto investe proprio le radici della pratica psicoanalitica, per sua natura una pratica “di bottega” nelle basi stesse della sua formazione; un’esperienza che mette in causa radicalmente il soggetto, senza appigli o trinceramenti dietro corazze dogmatiche o tecniche rassicuranti e che proprio in questo mostra già una differenza significativa rispetto ad ogni altro procedimento di fabbrica di “esperti”, preparati a rispondere a quelle aspettative di professionalità (normalizzanti, ortopediche, restitutive, come si sottolinea nel testo) che sono conformi ai criteri condivisi da una data collettività.
[…] Una visione che apre al senso della complessità, che obbliga a un lavoro di confronto critico senza termine, da Freud a coloro che lo hanno seguito, e da costoro a Freud, in un’interrogazione après coup che costringe […] ad un’opera rigorosa e critica affinché non vadano perduti, anche a causa di traduzioni infedeli o di tendenziose forzature, quegli stessi preziosi presupposti di problematicità […] che contraddistinguono la migliore tradizione della psicoanalisi.
Da cui un’esperienza di formazione che non può avere punti di confronto o di ancoraggio stabili, previsti e prevedibili, delineati a priori nei passaggi e nelle mete: se non il fatto che si tratta di un’esperienza dell’inconscio, della realtà psichica. Come sostiene Tilli: un’esperienza che chiama il soggetto alla prova dell’inconscio e del transfert.
Dunque un’esperienza in cui viene messo alla prova lo stesso desiderio del soggetto di curare altri, di occuparsi del disagio di altri, perché in realtà è il suo disagio, e non altro, ad essere veramente in causa. Ma come può il soggetto lasciarsi interrogare autenticamente dal proprio disagio se, nella veste di aspirante “guaritore”, si trova a frequentare una scuola o un corso di studi al quale si è iscritto sapendo che bene o male, prima o poi, gli sarà conferito quel diploma che già lo attende?
[…] è allora anche evidente la sostanziale diversità che segna la psicoanalisi nella sua teoria e nella sua pratica, come pratica d’ascolto e non di risposte o di ricette, ma nel senso proprio di un prendersi cura della domanda che attraversa e sostiene la sofferenza stessa del soggetto che a noi si rivolge.
[…] Da cui la necessità che le condizioni che rendono possibile tale esperienza restino ben distinte e separate dai criteri di qualsiasi altro percorso formativo, più o meno istituzionale, che tenda invece ad appiattirla sul modello […] di una preparazione terapeutica intesa come cura dell’altro: proprio per salvaguardarne il senso di esperienza autenticamente formativa del soggetto.
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