Gradiva
- Istituto per la ricerca in psicoanalisi
e
Associazione psicoanalitica
Psicologia della Rappresentazione

 

Bozza per una
Carta Programmatica per il“Progetto formativo Gradiva”.
Progetto per una scuola di formazione in psicoanalisi laica.
Firenze, 17 - 30 gennaio 2008

 

Presupposti generali

     Una psicoanalisi può dirsi “laica”, cioè indipendente da altre qualificazioni professionali, nella misura in cui, ispirandosi al medesimo concetto difeso da Sigmund Freud nel celebre scritto del 1926, curi una pratica e una formazione in grado di sostenersi, sul piano clinico e sul piano teoretico, sulla base della propria specificità critica, senza slittamenti in (o rchieste di legittimazione da) paradigmi disciplinari altri.(1)

     Ne discende che la formazione analitica, per sua natura, non può essere istituzionalizzabile. Ciò significa che non è omologabile a percorsi che prevedano studi, tappe ed esperienze (teoriche e/o pratiche) fissate in tempi previsti a priori e uguali per tutti, come gli studi universitari o di specializzazione.
     La formazione analitica deve tener conto di tempi e maturazioni soggettivamente e qualitativamente diversi per ogni aspirante. Come tale, ferma restando la necessità di maturare l’esperienza dei suoi principi, è individuale e modellata sulla particolarità soggettiva.

     Come una analisi viene richiesta quando è entrato in funzione il desiderio del soggetto, e non può essere svolta per imposizione o per dovere, così la formazione dell’analista segue a sua volta un criterio analitico, in quanto sostenuta dal desiderio e non da un dover divenire una qualche figura professionale.

     Questo è anche il motivo per cui, nel presupporre un cammino ragionevolmente autentico, non è possibile porre come promessa al termine del percorso formativo un titolo che abbia valore legittimante di fronte al sociale - vedi il controsenso del porre come promessa nel simbolico proprio il fantasma che occorre lavorare durante l’analisi.(2)
     Ciò che legittima colui che opera come psicoanalista a dirsi tale sarà, in ultima analisi, il suo stesso farsi responsabile della propria formazione, della propria esperienza clinica e di quanto di essa porti nel costante confronto con i colleghi (nelle sedi idonee e nelle occasioni pubbliche). (3)


     In tal senso la formazione dello psicoanalista è una formazione “permanente”.     Il titolo che può essere posto come riconoscimento al termine del percorso non è dunque di legittimazione, ma di appartenenza alla scuola di formazione in cui si è maturata la formazione stessa.

     Per questi stessi principi, la scuola che si ispiri ad una pratica di psicoanalisi “laica” non può richiedere, come condizione per l’iscrizione al percorso formativo, titoli di appartenenza professionale di qualsivoglia natura, quali iscrizione all’Albo dei Medici o degli Psicologi, titoli questi che valgono viceversa, secondo la legge, per l’iscrizione alle scuole di psicoterapia riconosciute dallo Stato.

 

Presupposti teorici del percorso di formazione

     Ciò che della formazione è estensibile in modo pubblico e collettivo è il progetto che unifica e sostiene, come offerta, come proposta, le attività ed esperienze articolate nel suo contesto.
     Il presupposto base del progetto formativo risiede nel principio che la psicoanalisi è prima di tutto una esperienza. Nello specifico una esperienza della realtà psichica

     Essa ha il suo fulcro nella analisi personale, esperienza necessaria ad ogni ulteriore sviluppo formativo.
     Nella nostra proposta, esperienza della realtà psichica significa esperienza della realtà rappresentazionale dello psichico(4)

     Ogni sapere costituito attorno all’esperienza dell’analisi, come storia, teorie, modelli, concetti, ecc., è utile nella misura in cui renda pensabile, rappresentabile, e perciò comunicabile, qualcosa che di essa possa testimoniare in modo significativo. Teorie, modelli, concetti, ecc., sono a loro volta rappresentazioni da sottoporre a confronto critico.
     La linea di ricerca sottesa alla nostra proposta formativa è trasversale e pone in tensione critica principalmente il contributo freudiano con gli sviluppi kleiniani, bioniani e lacaniani.
     Il sapere costituito non va confuso con il “saperci fare”, l’auspicabile frutto di una formazione, che si esprime nel modo in cui un soggetto mostra di orientarsi, nell’ascolto e nella “pratica” con la realtà psichica.
     E’ in questa seconda accezione che intendiamo la qualità che dovrebbe caratterizzare la formazione dello psicoanalista.
     Il principio del “saperci fare” vale anche al di fuori dell’ambito più specifico di formazione dello psicoanalista, per chiunque desideri attraversare un percorso formativo di affinamento alla sensibilità e all’ascolto dell’altro. Il progetto “Gradiva” nasce infatti tenendo conto anche di questa seconda possibilità (vedi oltre).
     Per quanto concerne il percorso didattico dell’aspirante analista restano operanti le norme di Statuto (15 ottobre 1986) e annesso Regolamento Sociale. Di esse il presente Progetto dovrà quindi tener conto, apportando al tempo stesso le integrazioni e i perfezionamenti necessari.

 

I punti d’incontro del percorso

     Il progetto formativo prevede un doppia proposta, che individua due piani di lavoro, in buona parte sovrapponibili, in parte no:

    1. un percorso per l’aspirante analista;
    2. un percorso per chi si rivolga ad una formazione personale all’ascolto
      nel campo dell’aiuto.

 

     Ambedue i percorsi sono organizzati in due semestri, 15 marzo - 14 settembre e 15 settembre - 14 marzo.
     L’iscrizione è comunque subordinata ad uno o più colloqui preliminari.

     La proposta formativa, nel suo insieme, comprende una serie di attività, sviluppatesi attorno al presupposto di una natura rappresentazionale dello psichico. Tale presupposto, che apre ad una considerazione “psico-drammatica” della mente (mente come teatro), ha condotto, nel tempo, a privilegiare alcune particolari “scene” per l’esperienza di formazione:

     Clinica e teoria della clinica è il punto privilegiato per lo scambio e la formazione permanente. E’ riservato ad analisti e allievi in supervisione e, occasionalmente, aperto alla partecipazione di uditori. Come tale, non è parte del Progetto in questione, pur costituendone una fonte d’ispirazione. Questo gruppo di lavoro fu istituito (inizialmente sotto il termine “psicosomatica” e poi “didattica”) fino dal primo anno di attività dell’Istituto (1982-83), anteriormente alla fondazione ufficiale del 1985. E’ affidato alla conduzione di Silvana Caluori, come responsabile per la formazione. Ospitato in Gradiva, è propriamente un organo dell’associazione psicoanalitica Psicologia della Rappresentazione.

     Il Laboratorio di Formazione Permanente (LFP) nasce più recentemente, in parte come estensione dell’esperienza di clinica e teoria della clinica ad interessati e operatori del campo della cura. Guidato dai didatti Silvana Caluori e Sebastiano A. Tilli, rappresenta il punto d’esperienza privilegiato per chi si interessi alla formazione in senso lato o alla formazione dell’analista in senso stretto. E’ aperto anche ai tirocinanti di psicologia e delle Scuole di Specializzazione.

     Il Laboratorio di lettura e pratica psicoanalitica è l’evoluzione del precedente seminario di “Introduzione alla psicoanalisi”, ora al XIII anno, condotto da Sebastiano A. Tilli. Rappresenta un percorso teorico-pratico di sensibilizzazione e affinamento all’esperienza della psicoanalisi, e fa da pendant al Laboratorio di Formazione Permanente. E’ aperto anche ai tirocinanti.

     Il Laboratorio della sabbia propone l’esperienza di lavoro con la sabbiera come momento rappresentazionale privilegiato. Attraverso la dimensione ludica la realtà psichica emerge plasticamente, a vari livelli dinamici e di struttura, ed aspetti altrimenti sfuggenti o nascosti dalle difese possono giungere ad espressione. Di regola inserita nel contesto analitico, qui l’esperienza è concepita come un percorso di sensibilizzazione. Condotta da Silvana Caluori, fa parte delle attività aperte anche ai tirocinanti.

     Lo Psicodramma analitico fa parte delle attività che più fattivamente evidenziano l’aspetto espressivo-rappresentazionale della realtà psichica. Praticato da Silvana Caluori fino dagli anni settanta, viene qui impiegato prevalentemente nel gioco di “simulate” su determinati temi per promuovere significative occasioni di esperienza e riconoscimento delle proprie dinamiche proiettive.

     Il Corso Scienza e Psicoanalisi: prospettica neurologica si sostituisce al gruppo di ricerca già condotto da alcuni anni da Massimo Caluori, ed è dedicato all’approfondimento di aspetti salienti della particolarità della psicoanalisi in rapporto alla scienza. In questo progetto, ora aperto anche ad interessati e aspiranti analisti, sarà curato anche un percorso di ricerca critica sulla deontologia psicologica in rapporto all’etica psicoanalitica.

     Il Corso La diagnosi psicoanalitica si sostituisce al gruppo di ricerca già condotto da alcuni anni da Roberto Marchi. Per l'analista è essenziale fare diagnosi non solo per tradurre le sue ipotesi sul soggetto in un linguaggio comune ad altri analisti, ma anche per capire come porsi nei confronti del suo paziente e come il paziente si ponga nei suoi.
Diversamente che in psichiatria, la diagnosi psicoanalitica è comunque un concetto dinamico - come le situazioni che descrive - e pertanto mutevole nel corso del procedere dell'analisi.

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     Gli iscritti al Progetto, sia in qualità di aspiranti analisti che di interessati alla formazione personale nel campo dell’ascolto e dell’aiuto, saranno inseriti in un percorso che comporta la partecipazione a tutte le suddette attività (escluso il gruppo di Clinica e Teoria della Clinica).
     Per gli iscritti in qualità di interessati alla formazione personale è previsto l’apporto di un Referente, con la funzione di orientamento.
     Per gli iscritti in qualità di aspiranti analisti è prevista la figura di un Tutore (persona diversa dall’analista), con la funzione di accompagnare e indirizzare il soggetto nel corso dell’esperienza, che comprende in questo caso anche una partecipazione attiva degli interessati attraverso gruppi di lavoro autogestiti, al cui interno è nominato un responsabile, finalizzati alla produzione di materiali per la preparazione di tavole rotonde o giornate di studio.
     Ai fini della formazione come psicoanalista è inoltre necessaria l’analisi personale e la supervisione, come da statuto e regolamento dell’associazione psicoanalitica Psicologia della Rappresentazione.    

    Firenze, 30 gennaio 2008   A cura di Sebastiano A. Tilli


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